
Nel prendersi il cuore di Sarkozy, Carlà non dovrà trafficare con le giustificazioni, a lui e solo a lui toccherà sbrogliarsela con l’amore, la morale, il timore e le apparenze, a Carla Bruni, al contrario, appartiene di diritto il restarsene remota un enigma dalle labbra sottili. Le loro prime foto a Disneyland, i primi filmati, gli antipasti dello scoop dal quale l’intero occidente attende lo svolgersi in variazione favolistica, sono degni di un safari zoologico.
Lui è lo scimmiotto socievole: stringe le mani ai francesi, sorride, si sfaccia davanti a tutti.
Lei attraversa i flash come una sfinge e in quella fissità da gatta dove le rumoreggia l’eleganza del piacere, delle cose belle e ricche, c’è un elemento di scatto rispetto all’antropologia
femminile.
Non può essere solo una Circe che trasforma gli uomini in porci, è cosa nuova Carla Bruni. La top model su cui Helmut Newton scolpì il ritratto impudico – lei scostumata sulle ginocchia del padre, Alberto Bruni
Tedeschi – è di certo un modello non percorso. E’ una che non ha bisogno di lavorare, in una città, Parigi, dove perfino a Coco Chanel toccò in sorte di faticare. Neppure il bisogno di fingersi intellettuale deve avere la signora: qualche sciocchezza, qualche generica asserzione di progressismo, qualunque asineria conformista, appunto, dovrà pur dirla come una qualsiasi signora benpensante, lo spirito del tempo questo è. Ma per fortuna canta senza voce, si lascia intervistare con grande padronanza dell’ironia (a Mixer disse: “Non frequento uomini importanti, diventano importanti perché frequentano me”), appare senza riflettori, non s’imbelletta e non ha nulla di rifatto, niente di tinto, nulla di troiesco. Ostenta due seni piccoli e staccati. Non s’ossigena i capelli, mai meches hanno toccato la sua testolina piena zeppa di sublime, il nulla più che perfetto della noncuranza fatta femmina. Non calza scarpe col tacco, non porta autoreggenti, magari indossa boxer da maschietta, cammina a piedi nudi. Non è neppure la perfezione come canone, ci mette la personalità nelle sue esibizioni, certo, ma non è un’invenzione del maschio, non è una bambolona, è fuori dall’immaginario segaiolo maschile, non popola i sogni masturbatori, non è materia della riproducibilità tecnica pornografica e non può diventare un clichè perché non si sovrappone ad altro che alla sua figura.
Non è Circe e non è una che va al Billionaire, non ha mai avuto il bisogno di presentare un portafoglio di amici, fare la namedropper non è da lei, ha tutti in tasca lei, balla da sola, fa vertigine intorno a sé e non è proprio intruppabile. Non è poppe appunto, né pompe, né pippe, non è la Marilyn Monroe dei Fratelli Kennedy, non s’ammazzerà mai lei, piuttosto farà mucchietti di cadaveri dietro di sé: uomini rapiti dalla femmina fatale in quanto femmina. Non è la star della stupida macchinazione hollywoodiana: timing, agenda, press agent, cover e ospitate. Non chiederà mai di farsi cucire un film addosso, non è una che si fa il produttore, non è Sophia Loren che sposa Carlo Ponti, non è neppure Grace Kelly disposta ad attraversare il fuoco sadico di Alfred Hitchcock per arrivare. Una donna così, invece, non ha luoghi dove
andare. Sbrana fascino dopo fascino, colleziona le esistenze degli uomini al pari di un uomo messo nella possibilità di fare banchetto di strepitose femmine incolonnate in doppia fila, nella lunga lista d’attesa della fame antica di conquista. Conquista lei, muove l’azione e non è icona adatta ai froci. E non è poco specie di questi tempi.