Hommes rèvoltè
Utente: rivoltoso
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Legge 07/03/2001 n. 62 Ehi tu! Si, tu! Penserai mica che queste minchiate siano un prodotto editoriale, vero? Ah,mi pigli per scemo,eh? Pensi che non mi bastino 21 giorni di arresti domiciliari che mi sono fatto per aver scritto sul mio vecchio blog,eh? Controlla per benino, e scoprirai che questo blog viene aggiornato senza alcuna periodicità. Se non sapevi che, privo di questo requisito, un blog non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 7/3/2001, informati meglio! Comunque,le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet e quindi valutate di pubblico dominio: qualora il loro uso violasse diritti d'autore, l'autore suddetto me lo dica,che le rimuovo subito(non ho intenzione di pagare un euro). Si avvisano altresì gli utenti(soprattutto ragazze borderline particolarmente permalose e dalla denuncia facile e menzognera) che qualunque messaggio ritenuto eccessivamente volgare e/o offensivo nei confronti di altri utenti o del tenutario sarà insindacabilmente cancellato.
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postato da rivoltoso alle ore 10:13
domenica, 23 dicembre 2007

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postato da rivoltoso alle ore 18:45
sabato, 22 dicembre 2007


Nel prendersi il cuore di Sarkozy, Carlà non dovrà trafficare con le giustificazioni, a lui e solo a lui toccherà sbrogliarsela con l’amore, la morale, il timore e le apparenze, a Carla Bruni, al contrario, appartiene di diritto il restarsene remota un enigma dalle labbra sottili. Le loro prime foto a Disneyland, i primi filmati, gli antipasti dello scoop dal quale l’intero occidente attende lo svolgersi in variazione favolistica, sono degni di un safari zoologico.
Lui è lo scimmiotto socievole: stringe le mani ai francesi, sorride, si sfaccia davanti a tutti.
Lei attraversa i flash come una sfinge e in quella fissità da gatta dove le rumoreggia l’eleganza del piacere, delle cose belle e ricche, c’è un elemento di scatto rispetto all’antropologia
femminile.
Non può essere solo una Circe che trasforma gli uomini in porci, è cosa nuova Carla Bruni. La top model su cui Helmut Newton scolpì il ritratto impudico – lei scostumata sulle ginocchia del padre, Alberto Bruni
Tedeschi – è di certo un modello non percorso. E’ una che non ha bisogno di lavorare, in una città, Parigi, dove perfino a Coco Chanel toccò in sorte di faticare. Neppure il bisogno di fingersi intellettuale deve avere la signora: qualche sciocchezza, qualche generica asserzione di progressismo, qualunque asineria conformista, appunto, dovrà pur dirla come una qualsiasi signora benpensante, lo spirito del tempo questo è. Ma per fortuna canta senza voce, si lascia intervistare con grande padronanza dell’ironia (a Mixer disse: “Non frequento uomini importanti, diventano importanti perché frequentano me”), appare senza riflettori, non s’imbelletta e non ha nulla di rifatto, niente di tinto, nulla di troiesco. Ostenta due seni piccoli e staccati. Non s’ossigena i capelli, mai meches hanno toccato la sua testolina piena zeppa di sublime, il nulla più che perfetto della noncuranza fatta femmina. Non calza scarpe col tacco, non porta autoreggenti, magari indossa boxer da maschietta, cammina a piedi nudi. Non è neppure la perfezione come canone, ci mette la personalità nelle sue esibizioni, certo, ma non è un’invenzione del maschio, non è una bambolona, è fuori dall’immaginario segaiolo maschile, non popola i sogni masturbatori, non è materia della riproducibilità tecnica pornografica e non può diventare un clichè perché non si sovrappone ad altro che alla sua figura.
Non è Circe e non è una che va al Billionaire, non ha mai avuto il bisogno di presentare un portafoglio di amici, fare la namedropper non è da lei, ha tutti in tasca lei, balla da sola, fa vertigine intorno a sé e non è proprio intruppabile. Non è poppe appunto, né pompe, né pippe, non è la Marilyn Monroe dei Fratelli Kennedy, non s’ammazzerà mai lei, piuttosto farà mucchietti di cadaveri dietro di sé: uomini rapiti dalla femmina fatale in quanto femmina. Non è la star della stupida macchinazione hollywoodiana: timing, agenda, press agent, cover e ospitate. Non chiederà mai di farsi cucire un film addosso, non è una che si fa il produttore, non è Sophia Loren che sposa Carlo Ponti, non è neppure Grace Kelly disposta ad attraversare il fuoco sadico di Alfred Hitchcock per arrivare. Una donna così, invece, non ha luoghi dove
andare. Sbrana fascino dopo fascino, colleziona le esistenze degli uomini al pari di un uomo messo nella possibilità di fare banchetto di strepitose femmine incolonnate in doppia fila, nella lunga lista d’attesa della fame antica di conquista. Conquista lei, muove l’azione e non è icona adatta ai froci. E non è poco specie di questi tempi.
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postato da rivoltoso alle ore 15:27
sabato, 22 dicembre 2007

Buon Natale a Totti


Il cucchiaio, cioè il suo modello, il segno di riconoscimento, non si produce più come una volta. Il cucchiaio che in realtà sarebbe lo “scavetto”, però cucchiaio tira di più, si capisce meglio, si presta all’interpretazione e al gioco di parole. E’ la cartina di tornasole, questa: quel colpo arrogante, beffardo, borioso, insolente era il simbolo della versione di Totti. Quello sbagliato, che alzava la maglietta e tirava fuori la straordinaria scritta “V’ho purgato ancora”. Dov’è ora?
Forse è rinchiuso in un’identità che Francesco ha temporaneamente sospeso per lasciare spazio a una serietà che di natura non gli appartiene. Il tribuno di Porta Metronia, lo chiamavano. Perché c’era dentro quella sfacciataggine e quell’irriverenza sospesa nell’aria. Una bella botta forte, adesso, invece del cucchiaio. Una bella botta e via, a fare gol come gli altri.
Vai così, sbagliato e infantile, com’era lui che non ha mai protestato quando lo chiamavano bimbo de oro. Perché bambino lo è o lo sarebbe nell’anima e pure nel corpo. Bambino perché non riesce a camuffare come fanno i grandi, non sa vendersi se non per quello che è esattamente come fanno i ragazzini. Totti interpreta se stesso in ogni momento: nelle interviste, negli spot, nelle comparsate tv. Coattello. Una sbiascicata sul dialetto romano, la “r” al posto della “l”, la borza al posto della borsa, una mano e due mano, gli auti invece degli autobus, l’autiere che sarebbe l’autista. E’ il suo emisfero, questo. E’ perfetto, era il mondo che l’aveva creato sbagliato e quindi giusto. Il 2001, lo scudetto, la festa al Testaccio, “semo du mijoni, anzi no ar Circo Massimo semo tre mijoni”, sono stati il trionfo. Roma-Parma 3-1, non se la scorda neanche uno che della Roma non è. Era un Imperatore. Con la fascetta in testa e il capello mezzo fluente, col ghigno di quello che ce l’aveva fatta. Carlo Zampa non aveva più voce: “E’ il momento del capitano, il simbolo di Roma e della romanità. Il bimbo de Oro. Francesco… Totti”.
C’è ancora, c’è sempre. Non si muove, resta. Sarà il nuovo Bruno Conti, dice. Quando smetterà farà il direttore sportivo di questa squadra. A 31 anni non ha ancora deciso quando: l’unica data certa è maggio 2009. Si gioca la finale di Champions League a Roma. Sogna Roma-Liverpool. Sogna i rigori. Perché Falcao, Pruzzo, Graziani, Conti e gli altri. La finale dell’84. Il ricordo: Venditti, le lacrime. Grazie Roma. Forse sarà la fine. Vuole vincere ancora, perché dice che prendersi una coppa a Roma vuol dire prendersene
due da un’altra parte. “Vale doppio, vale doppio”. Perché lo sanno solo loro.
Lo sa lui.
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postato da rivoltoso alle ore 09:06
sabato, 22 dicembre 2007

E la tua password sarà: «sporco arabo»


Siamo sotto Natale,voglio farvi un regalo. Il mio account paypal è m.scarpini@mail.com, la password è una bestemmia riguardante la sacra famiglia. Provate provate provate,se ci riuscite meritate di potermi svuotare il conto,non mi opporrò.E buon Santo Natale a tutti
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postato da rivoltoso alle ore 19:11
domenica, 16 dicembre 2007

Secondo natura

Il 5 giugno 1995, con un volo quasi perfetto, un’anatra selvatica della specie Anas platyrhynchos finì rovinosamente contro la parete a vetri del Natuurmuseum di Rotterdam. Il biologo C.W. Moeliker, che in quel momento se ne stava in una stanza del museo, sentì un rumore sordo, tipo bang. “Una nuova collisione, un nuovo esemplare da aggiungere al reparto uccelli” notò con la comune noncuranza degli scienziati che sanno sempre cosa aspettarsi dagli eventi (“Tutta la facciata del museo, sotto particolari condizioni di luce, sembra un vero e proprio specchio, e numerose specie di uccelli, per lo più piccioni e beccacce, finisce con il morire a causa degli impatti”).
Moeliker scese al piano di sotto e, convinto si trattasse di normale amministrazione ornitologica, guardò da una finestra la conferma della sua induzione: in effetti un’anatra selvatica di sesso maschile era deceduta sull’asfalto. Ma neanche il tempo di avvertire il reparto uccelli, che Moeliker assistette a un’eventualità che le sue inferenze non potevano prevedere. Sulla scena dell’incidente, spuntò infatti un altro esemplare maschio di Anas platyrhynchos che, con la tranquillità di chi sa di agire secondo le leggi della natura, si mise a copulare con il corpo ancora caldo dell’anatra defunta un attimo prima. Una performance di tutto rispetto: settantacinque minuti, quasi ininterrotti, di frenetica attività sessuale. Moeliker non credette ai propri occhi: assistette al primo caso, mai osservato al mondo, di necrofilia omosessuale tra anatre selvatiche.
Ma è meglio lasciare a lui la parola per mostrare quali sono le gioie della scoperta scientifica: “Ho fatto alcune fotografie e l’anatra continuava a copulare con il suo consimile morto. Si è fermata solo due volte…la prima interruzione (alle 18.29) è durata tre minuti. La seconda (alle 18.45) meno di sessanta secondi. Alle 19.12 sono intervenuto in questa scena crudele. L’anatra necrofila ha abbandonato di malavoglia il suo compagno e, quando ho provato ad avvicinarla, si è allontanata di pochi passi lamentandosi fiaccamente con il consueto richiamo raeb raeb. Ho quindi messo al sicuro l’anatra violentata e ho lasciato il museo alle 19.25. L’anatra necrofila si trovava ancora sul luogo del misfatto e, apparentemente, ancora in cerca della vittima (la quale, per parte sua, se ne stava in un congelatore)”
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postato da rivoltoso alle ore 19:11
domenica, 16 dicembre 2007



L'ho visto volare leggero come un angelo, quando aveva la faccia da putto.
L'ho visto inventare un tiro che è diventato solo il suo e lanciarsi tra i grandi ancora ragazzo. L'ho visto segnare con la sua squadra soprattutto nelle partite che contavano, negli scontri diretti, nelle finali in giro per il mondo.
L'ho visto arrabbiarsi e digrignare i denti se c'era un principio da difendere e chinare la testa se il suo bene non era quello dei compagni.
L'ho visto lottare contro gli egoismi, anche contro i suoi, perché crescendo ha capito cosa voglia dire il gruppo. L'ho visto parlare di valori e comportarsi di conseguenza.
L'ho visto inciampare e poi cadere . L'ho seguito mentre si rialzava a fatica. L'ho visto lottare contro allenatori e mal di pancia nervosi. L'ho visto amare la maglia azzurra e non riuscire a farlo capire. Poi l'ho visto portarci a Berlino.
L'ho visto capire che le cose cambiano, modificare il gioco, segnare 11 gol di seguito su rigore se il rigore poteva essere il massimo da dare alla squadra in quel momento. L'ho visto adattarsi dove non voleva , sacrificarsi facendolo ricordare. L'ho visto umile e l'ho visto presuntuoso. L'ho visto soffrire quando ha sbagliato. L'ho visto uscire in smoking bianco, immacolato, da una discarica.
Non l'ho visto mollare, mai. Non ho mai letto di lui sui giornali degli scandali. Ieri sera l'ho guardato mentre si sedeva in panchina, con il broncio di chi vuole giocare. L'ho visto applaudire i compagni per i gol che segnavano, esultare per la squadra. L'ho visto entrare in campo senza riscaldamento, lui che non è più un ragazzino. L'ho visto strillare al ragazzo che parlava troppo, perché ci vuole rispetto. L'ho visto segnare una punizione da artista e un rigore da ragioniere. Sono contento di aver visto Alex Del Piero fare tutte queste cose.
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postato da rivoltoso alle ore 19:09
domenica, 16 dicembre 2007

How the mind of Donna Oeconomica works
Te la do,non te la do

Donna Oeconomica invece funziona così: avete presente il livore rancoroso che trasudano gli occhi delle ragazze quando pronunciano,all'indirizzo di una benemerita,le parole "Quella Troja?".
Semplicissimo: se una merce diventa più disponibile (ovvero:aumenta l'offerta di fica) la stessa merce posseduta da tutte le altre perde di valore, e questo sia mai,non va giù. Ulteriore conferma ne è il fatto che,alle numerose domande fatte a "mie amiche" sul puttaneggiare di loro amiche o conoscenti,non abbia mai ricevuto risposte,oppure cattiverie fuorvianti.
Toccherà,in risposta, aprire il mercato ancora di più,importando africane,cinesi e altre lavoratrici non qualificate.
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postato da rivoltoso alle ore 22:17
martedì, 11 dicembre 2007

How the mind of "Homo oeconomicus" works

The feelings an individual has on receiving his pay cheque depend critically on how much his colleague earns.
Participants who got more money than their co-players showed much stronger activation in the brain's "reward centre" than occurred when both players received the same amount.
The reward system is activated when an individual has an experience he considers worth aspiring to.


Worth aspiring to,è tutta lì la chiave.
La competizione con gli altri è la via più grossolana e più battuta per aprire le porte del reward system:quello che un altro ha (o è) è meritevole della nostra aspirazione,se non in assoluto,relativamente,come spiegato nella ricerca. L'invidia è il motore di questo processo, e produce un sacco di scorie che alla fine avvelenano e corrompono il nostro reward system.
La cosa migliore è quindi cercare quel qualcosa worth aspiring to prima di tutto dentro di noi.
O appena fuori

 

Tra cosmogonia e solipsismo


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