Hommes rèvoltè
Utente: rivoltoso
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Legge 07/03/2001 n. 62 Ehi tu! Si, tu! Penserai mica che queste minchiate siano un prodotto editoriale, vero? Ah,mi pigli per scemo,eh? Pensi che non mi bastino 21 giorni di arresti domiciliari che mi sono fatto per aver scritto sul mio vecchio blog,eh? Controlla per benino, e scoprirai che questo blog viene aggiornato senza alcuna periodicità. Se non sapevi che, privo di questo requisito, un blog non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 7/3/2001, informati meglio! Comunque,le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet e quindi valutate di pubblico dominio: qualora il loro uso violasse diritti d'autore, l'autore suddetto me lo dica,che le rimuovo subito(non ho intenzione di pagare un euro). Si avvisano altresì gli utenti(soprattutto ragazze borderline particolarmente permalose e dalla denuncia facile e menzognera) che qualunque messaggio ritenuto eccessivamente volgare e/o offensivo nei confronti di altri utenti o del tenutario sarà insindacabilmente cancellato.
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postato da rivoltoso alle ore 21:38
martedì, 31 luglio 2007

Se imparo a prepararmi questo piatto (più che altro se mi decido a comprare gli ingredienti) posso dire di essere autosufficiente dal punto di vista alimentare.
E di saper cucinare.
Sposatemi.


Altro che Dante.
Uno dei grandi protagonisti del primo novecento italiano. Mussolini? Gramsci? Giolitti? Montale? Ungaretti? Marinetti? Modigliani? Boccioni? No, il Negroni. Prima di continuare il nostro discorso, sono doverose le presentazioni. Il Negroni è:
  • 1/3 di gin
  • 1/3 di vermouth rosso dolce
  • 1/3 di campari bitter
  • Una fettina d'arancia
  • Ghiaccio
Bene, questo stupendo pre-dinner, come già anticipato, viene inventato negli anni '20 in Italia. Il luogo di questa meravigliosa genesi è l'ormai storico Caffè Casoni, storico locale di Via de' Tornabuoni a Firenze; i protagonisti, il barman Fosco Scarselli ed il conte Camillo Negroni. Questo ultimo soleva chiedere a Scarselli un "americano con un'aggiunta di gin", che ben presto divenne l'"americano alla maniera del conte Negroni"; da qui al Negroni, il passo è stato relativamente breve.
Molti, obnubilati dalla "cultura" da scuola, sono convinti che il vanto dell'Italia siano Dante e Raffaello. Altri, un po' più onestamente, indicano la Ferrari. Talaltri, un po' nostalgici, rimpiangono l'acquila romana, il duce e quantaltro. Io invece, sono per il Negroni. E voi?
postato da: EnricoDiPalma
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postato da rivoltoso alle ore 21:28
martedì, 31 luglio 2007

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postato da rivoltoso alle ore 21:11
lunedì, 30 luglio 2007

L'interpretazione dei sogni

Ricevo un' email dal mio caro amico Quagmire.

Soggetto: eccola...
Finalmente l'ho trovata, si chiama XXXCCCC, di PPPPPPPPP WWW YYYY, ha 43 anni, magrissima... ed è la mia schiava..
 p.s. accetto suggerimenti...

Rifletto....che intenderà dire con "schiava"? Solo throat fucking e un bel pò di spanking,o anche un cordaggio sadosoft,che è nelle corde dell'amico Quag?
Telefona improvvisamente il sadico semita Moscamax.
Gli racconto la cosa e gli chiedo un parere: non perchè sono chiacchierone,ma perchè so che  Sodom Mosca è ormai un pericoloso oligofrenico appassionato di dinamiche master/slave,e potrebbe magari suggerire qualcosa (mica sono chiacchierone).
Niente da fare, le competenze di Cho Seung-Hui Mosca si rivelano inservibili,a meno che non vi interessino l'incesto pedofilico o l'omicidio volontario di donna consenziente.
Per farvi un'idea,si vanta di frequentare questi siti,con queste parole:


http://kaya-s.livejournal.com/  --- Il Top!!

http://bdsmlover.blogspot.com/ -- notevole!! Mr Stern è un idolo

http://twentyfoursevends.blogspot.com/ - insomma....


......essendo io un fanatico del Master Slave 7/24, eccoti i blog che leggo in ufficio!!!
Con grande affetto e stima!


(E comunque non ti fare fantasie,lurido sadico ebreo intento a brindare con il sangue mestruale delle vergini islamiche. La schiava di Quagmire è solo di Quagmire)

Hai anche tutto il mio affetto e ammirazione,caro Quagmire,e gioisco della tua gioia....ma dimmi (Dicci. In privato,magari):
A che punto è la notte?
Si può avere un filmatino?
Va beh,tutto questo è un divertissement (nota per la donna del Mosca).
Tu Jenks,comunque,chiama la polizia.
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postato da rivoltoso alle ore 16:02
lunedì, 30 luglio 2007

Inveite pure,amici
Archiviata l'accusa contro gli organizzatori di "Maria piange sperma"
LA MADONNA NON E' DIVINITA'. NON C'E' BESTEMMIA.


Ho già in mente un paio di titoli: "Strap on Maidens:Madonna VS Maria Maddalena" e "Semen Demons:Madonna nigger Bukkake"

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postato da rivoltoso alle ore 01:46
lunedì, 30 luglio 2007


Ditemi voi se in questa foto non spicca il muso porcino del grande Tinto.


La dolce vita today

Secondo me il colpevole principale della mostrificazione della società italiana,dei ricchi e famosi come dei poveri e negletti (per fare un esempio:entrambi i gruppi sociali sudavano seminudi  nelle spiagge in questo weekend. Tra questi c'ero anche io,peraltro. Però in dissenso profondo), è Maurizio Costanzo.
E' il nostro Goebbels, e merita che gli venga conferita l'onoreficenza di "Fellini del Dumila"-(sì,sì,proprio alla toscana).
Propongo che venga nominato Nostro Fuhrer e che si riappropri della direzione del Brancaccio.


Pubblico per intero questo pezzo di Dagospia,sperando che D'agostino non si incazzi


PIZZI ALZA IL SIPARIO SULLA DISSOLUZIONE DELLE NOTTI DI ROMA, L’ETERNA SCROFA
CROCI PRECIPITATE NEGLI ABISSI DI TETTE, FROCETTI DA SCANNATOIO A FAR CONTORNO
GUARDATE LA RITA RUSIC, PARATA E RAPPRESENTATA SUB SPECIE “INFERMIERA SORCA”

Pietrangelo Buttafuoco per Panorama
Fotografie di Umberto Pizzi


Che porci, i porci della comitiva dei gaudenti romani. Moralisti e storici non possono che spalancare il sipario sulla dissoluzione e ingraziarsi l’osceno nell’obbligo voyeuristico. Guardate dunque: libbre perfino frolle di carne esposte su tiranti autoreggenti che fanno il porno quotidiano di Roma, l’eterna scrofa. Anni e «dibbbattiti» sul femminismo per piegare le donne alla deturpazione botulinica del corpo e farle simili a indistinti transessuali, ovvero macchine da letto senza più morbidezze, fianchi e cicce, ma solo e solamente buchi.
Guardate: una ragazza s’appecora. La torsione del busto impegna la triangolazione di gambe, tacco e dita: sta esplorando l’antro impudico. Il flash assapora l’acido velame di un effetto lucido. È (s)vestita con un abituccio zebrato.

Guardate: un’altra si tocchiccia la «pertusella» su una tavola imbandita nel frattempo che scaraventa le poppe da un affaccio, una camicia bianca stretta. È bionda la Poppea, è «bona» assai. Guardate.
E pensate: anni ed emancipazioni per approdare all’involuzione del femminile. Sono signore che si comportano come uomini ed è per questo che fanno le cose più maschie: fumano, ostentano, si sbatacchiano, sbattono al muro la più ghiotta fra le prede di una sera. Nel segno maldestro della rappresentazione caricaturale. Guardate: sono due gran belle cosce quelle della signora Rita Rusic, già produttrice-protettrice di talenti cinematografici, adesso parata e, definitivamente, rappresentata sub specie «infermiera sorca». Si dirà: «Quentin Tarantino è il suo modello». Sì, buonasera. Pensate. Pensatelo.
E però: che piacere, il piacere. È l’eterno dominio della «Bona Dea», il mai sopito culto della prostituzione sacra nella città ospitale: «Il canale di scolo dell’umanità» dice con deforme arguzia padre Celeste, monaco cappuccino di via Veneto. «La solennità del vizio» aggiunge. Ne fa un proclama di dolcezza in fondo il monaco. È giorno pieno e le facce dei passanti sono ministeriali, nulla di peccaminoso li attraversa.
Le foto arrivano di sera. Sul marciapiede di fronte, lungo la strada che fu di Ava Gardner e Walter Chiari, la libreria Arion accoglie un evento di gradevole mondanità: la presentazione dell’ultimo libro della scrittrice glam Januaria Piromallo. Titolo: Bella d’annata, il fascino irresistibile delle donne mature ma non troppo cresciute. Che dolcezza la vita, tutto a Roma è irresistibile, e tutto ritorna a Johann Jakob Bachofen e al suo Matriarcato. Ritratte nell’apoteosi della pop mistica contemporanea le femmine romane di oggi sono ancora le Arbuscola, le Tertia e le Citeris di tempi e tempi fa. Chissà cosa faranno mai di giorno: la depilazione, lo shampoo, il taglio delle unghie, i versamenti degli assegni familiari.

Guardate: si divertono un sacco le matrone, ma solo a partire dalla sera tardi. E se la filologia greco-romana mi soccorre, Muccassassina, la discoteca romana delle figure sessuali indeterminate, l’ara sacrificale di Vladimir Luxuria, è il luogo della notte gioiosa e buia. Che piacere, il piacere. Che trionfo d’ilarità è la festa. È la notte della «perversitas», la messa in mostra attiva e passiva del corpo. Solo che qualcuno poi accende la luce.

Guardate, guardatele: si guardano in faccia, la mano corre al filo del perizoma incastrato nelle chiappe, scendono dal tacco e come Adria di Vita e morte di Massimo Bontempelli, come la signora che «si chiude dentro casa e non esce più», anche loro non escono più. Di notte capita che le signore si lecchino un po’ tra loro, per gioco (guardate, che slurp). È la festa. Le signore agitano e frullano sottovesti e sudori, svolazzano, fanno guazza e ricotta e poi pipì, ma leste leste corrono verso la ritirata prima che la cocaina spinga nello sfintere più trista urgenza.

Pensate: la mattina si svegliano e si ritrovano con l’alito guasto, le monelle. Guardate: c’è pure quello che disturba le dirette televisive, il tipo con i preservativi in mano. Lui non ostenta elaborazioni glossiche. Solo bacetti con uno, un altro, dopo di che sprofonda sulle tette di Milly D’Abbraccio. Ma solo per farne un cuscino. È ninna nanna per lui. È tutto uno spartire il proprio corpo con chiunque. E cosa non è infine questa matrona romana, guardate: è l’equivoco afroditico, è la carne dell’immaginario intesa come condizione onorata della rovina sociale. Non è solo per cortesia di avidità goduriosa che si decide di evadere nella decadenza, imbellettarsi è un destino.

Guardate dunque: una stangona bionda nuda (calzante solo stivali d’arrapo e capezzoli duri) si trascina un nano enfio di sola panza, debitamente esposta fino al peduncolo di una sgorbia mentula. Guardate (cronisti e soloni nulla possono) e ci soccorre allora solo la cronaca: gli scatti di Umberto Pizzi, il massimo dei fotoreporter del costume romano e, in ragione di ciò, vetta della letteratura. Come lui (come Pizzi, il compilatore di un album Satyricon costantemente aggiornato su Dagospia) c’è Petronio. Come lui, dunque, Federico Fellini. Come Pizzi infine, solo Luciano Canfora, se vi prende la briga della storiografia sofisticata. Oppure Pierre Klossowski, la filosofia.
E, infatti, Le Dame romane sono loro: ludi scenici totalmente blasfemi squadernati su stampa digitale. Croci precipitate negli abissi di tette, poppe offerte all’occhio ormai orbo di ogni flebile erezione, frocetti da scannatoio a far da contorno e (guardate) un rachitico manager del pelo, il furbissimo (e magari benemerito) Riccardo Schicchi, titolare della premiata ditta porno Diva futura, ritratto in mutande nel frattempo che Milly D’Abbraccio mette mano in direzione della mentula e glielo/a tasta.

E infatti questi sono i fatti e, pensate, Roma si racconta in quattro modi diversi. La prima è quella del Ratto delle Sabine, la storia, il piacere, lo scandalo tra gli scandali, lo stupro esibito come strumento di potere. Questa selvatica Roma conclude il suo ciclo con Lucrezia violentata «per mano» di Tarquinio il Superbo. E la seconda Roma, invece, è quella di Caligola, quella dell’ellenismo dell’Asino d’oro, ovvero la sceneggiata giunta a noi per tramite della rivisitazione pop di Roma, quell’americanata di sesso, droga e cetra rock di gran successo e dubbia filologia che tanto avvicina a una certa idea dell’onnipotenza fottitoria.

Pensate, poi, la terza Roma. È quella del grasso Papato del Cinquecento. Si dirà: «Là dove ci sono campane ci sono sempre puttane». È ben detto. E quindi i grandissimi Borgia con una Lucrezia, un’altra, a far da nemesi. È il cattolicesimo pronto a coniugarsi coi misteri pagani quello della terza Roma, è la potenza olimpica dell’arte offerta alla pietas della sontuosa sagrestia. Pensate: la magnificenza carnosa della Cappella Sistina ha ragione d’essere solo nella leccornia prevaricatrice del Papato, così il sublime artifizio del potere con la «fabbrica di San Pietro». La meta del trionfo terreno foraggiata dalle indulgenze, una fabbrica non ancora toccata dalla tetra e cupa eresia luterana, Dio ce ne scampi. Meglio un tango con il principe Giovanelli (guardate).

La quarta Roma, sabauda per disegno della Provvidenza, la stessa che arriva ai nostri giorni, è invece quella dei salotti di Gabriele D’Annunzio. Poeta immenso, instancabile cercatore di amori, il romanziere della perfezione erotica (a sua volta ritratto cinematograficamente da Luchino Visconti per far morire l’autunno dolcemente sulle labbra di Laura Antonelli) è colui che forgia la Roma dai nomi desueti. Ancora una volta Lucrezia. E ancora una volta Il piacere. E poi lasciare presagire Claretta, l’amante venuta dai Parioli.
Cronache di ieri uguali a quelle di oggi a loro volta perfette a uniformare nel protrarsi dell’Urbe quelle dell’altrieri a dispetto della severità dei cesari, della santa pazienza di Romana Chiesa e dell’amorevole filantropia di Walter Veltroni. Croniche in «dispitto» ai nuovi trasgressivi che, «je piacerebbe», vorrebbero innalzare nuove depravazioni quando Roma già di suo fa dell’empietà la ragione sociale, il marchio, lo statuto di malizia e impostura.

Guardate: ad azzardare un altro paragone, nelle sequenze degli scatti Pizzi ci mette il ritmo degli epigrammi. Guardate: solo Marziale può mostrare la faccia mesta e reclusa di Amedeo Goria stretto tra due dame. Solo Marziale. E Pizzi. Che mestiere il vivere romano. Il lenocinio degli umanoidi di rango dediti all’obbrobrio nella parte di terra laziale (parte dove pure abita il Santo Padre) è un compito di troppo ardua estetica. Certo, il colonnato della sacra Città Vaticana allunga le sue bretelle d’ombra addosso al Tevere, ma è guado di liquame osceno quello che dal fiume poi esala nell’etere e corre tra i ponti. E sono le etere, le zoccole, le puttane, ad amministrare il rito politico dell’infinito provvisorio. Ha ben annotato Pierre Klossowski: «I lenonia sono appena un surrogato»

Sempre a mezzo tra la fine della repubblica e il nascente impero. Dalle province dell’Impero arrivano i trionfi della Magna Grecia, come gli ingegni di Calabria, come Mario Caligiuri, scienziato della politica, che mette mano alla fisiognomica della gens romana per farli diventare tutti barbe finte, nientemeno che gli agenti segreti alla scuola di Francesco Cossiga. Un idolo del reportage fotografico, il presidente. Idoli tutti gli agenti segreti da impegnare, tra la fine della Repubblica americana e il sorgere dell’Impero d’Eurabia, nella ghiotta Vallettopoli.

Si dirà: «L’esibizione rivela la crisi». Il potere nell’apogeo mostra la virilità piuttosto che la copula, nello sfasciarsi del rito politico il godimento libidinale è solo l’istante che precede la necessità di accendere la luce e tirar su le mutande. Pensate: come un tempo, come sempre. Come per tutte le quattro possibilità di essere Roma. Compresa quest’ultima dove non si limitano a farsele, le matrone, ma ce le fanno vedere. Con la smorfia sazia dello slurp (guardate).

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postato da rivoltoso alle ore 01:11
lunedì, 30 luglio 2007

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postato da rivoltoso alle ore 12:08
martedì, 24 luglio 2007

In caso decideste di fare la commessa/repost

Poi dicono che sui blog si scrivono solo cazzate inutili e masturbazioni mentali.
Se voi foste meno ottusi,vi sareste già accorti che il metodo "fold your shirt" è un fantastico acchiappafemmine.
Non ci sarebbe bisogno di spiegarlo,è talmente ovvio.....tuttavia: gli ingredienti sono la tecnica fold your shirt,una scopamica,una casa libera,due-tre birre,un pò di immaginazione che vi permetta di riciclare il film ghost (peraltro un vero crimine contro l'umanità) ai vostri scopi lubrichi.
Insomma,basta che vi togliate la maglietta e le illustriate la tecnica con finta abilità di prestidigitazione; la vittima vi chiederà di insegnargliela,perchè dopo numerosi tentativi non le riesce. Quindi mettete la maglietta per terra,con lei in ginocchio davanti alla tshirt e voi dietro che le afferrate le mani e la guidate nell'esecuzione come un Patrick Swayze del terzo mondo.Appoggiato il torace nudo sulla sua schiena,con le sue mani nelle vostre e guancia a guancia.....beh,amici miei,non so come altro portarvi più vicino all'obiettivo di fold your girl,fare una sudata stellare e poi rimettervi la maglietta che troverete piegata come nuova.
Che tocca fare,che tocca fare.

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postato da rivoltoso alle ore 19:52
lunedì, 23 luglio 2007

Troia della madonnaccia impestata cane
Rivoglio gli arresti domiciliari

Il mio portafoglio (wallet:e se wally era a casa sono sicuro che lo avrebbe trovato-e divorato) è stato ritrovato nella sinagoga di Mosca.
Nel frattempo però ho dovuto lottare contro la burocratsja e il soviet supremo comunale per riavere la carta d'identità, e soprattutto mi sono dovuto recare ben due volte dagli sbirri,rischiando lo shock anafilattico, per riavere una qualche carta che mi permettesse di circolare.
Almeno tempo fa,quando ero un figo,erano gli sbirri che venivano da me tutti i giorni.
Resta il dubbio:cosa fare dei vecchi documenti? Metterli all'asta su e-bay Albania? Oppure conoscete qualche marrocchino che li vuole in cambio del marrocchino (passaporto,intendo).
No,perchè io dagli sbirri non ci ritorno. Preferisco che siano loro a tornare da me.
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postato da rivoltoso alle ore 19:41
domenica, 22 luglio 2007





A che punto è la notte

Tramonto:sono alla finestra del mio covo, che guarda a occidente.
Attraverso un bicchiere di birra si può guardare dritto in faccia il sole, come talvolta,sotto la copertura di una qualunque sostanza psicoattiva (come l'abusato, screditato ma meritevole alcool), si riesce a guardare in faccia la realtà.
Poi il sole tramonta,e arriva la notte.
La notte poi arriva comunque,che guardiate in faccia il sole o no.
Buona morte a tutti,dal vostro sciamano dei poveri

Anything should make you happy
Nothing could make you scared
We'll be on the shoreline
When that heavy ship goes down
Did you think that you were lucky?
You should see yourself now.
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