Hommes rèvoltè
Utente: rivoltoso
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postato da rivoltoso alle ore 13:35
domenica, 31 dicembre 2006

Buon 2007

Stiamo attenti a non identificare storia e mondo: la fine della storia non coincide con la fine del mondo (inteso non come corpo celeste orbitante ma come biosfera in cui è inscritta nella temporalità la vicenda umana). L’abitabilità per l’uomo di questa terra vivente è in pericolo a causa di un’accelerazione storica da ultimo traguardo, che con sé trascina, da cieli e ghiacci ai fondali oceanici, le teste smarrite di numerose specie costrette dalla corsa umana ad una prematura estinzione. La fine della storia non la do qui come ipotesi filosofica: è un evento non eludibile che sta avvenendo, leggibile anche nella quotidianità più banale, accompagnato da stati di preguerra e di guerra (da Marte nevrotico e schizofrenico) che coprono e livellano tutto.
Rispolverando una personale Macchina del Tempo, potremmo misurare i molti milioni d’anni di abitabilità per l’uomo che le generazioni del Ventesimo (tutte di noi, giovani o matusa), a prezzo di fatiche da manodopera forzata della Volga sovietica, hanno consumato mentre si figuravano di campare tra la quarantina d’anni di Marilyn piccola falena e i centodue del pensatore guerriero pour le mérite Ernst Jünger, due esistenze, nel proprio saturarsi d’essere, esemplari. Dove l’uomo di scienza, d’accordo con l’uomo-massa, ritiene si stia passando, in questa precisa fase lunare, dal calendario 2006 al 2007 di era cristiana, l’uomo di pensiero va più vicino alla verità collocando tutte queste nostre storie di tempo storico - di lacrime e di rose sparse, di cure e di bombe - in un altrove temporale nel quale 2006 o 7 o 8 pigliano una bizzarra sequela di zeri dopo zeri, tale che la fine della storia diventa ora e subito afferrabile e sperimentabile, farcita d’attuale come il telegiornale che andrà in onda tra poco.
Il pensiero più crudele è in questa persuasione: non cambierà più.
Si può lasciare, per pietà, la porta nel muro del miracolo socchiusa.
Vivere in una temporalità da morte di Dio era pur sempre un modo di esistenza nel divenire storico - quantunque con il respiratore malfunzionante - ma nella morte della storia la vita nel suo insieme perde i suoi appigli di senso estremi: è l’universale trionfo egualitario - dalla durata fuori calcolo - della purità liscia, agghiacciatrice, dell’Insignificante.
La storia, finché è vissuta (tre, quattro millenni) aveva dolori di puerperio come il povero Geremia, per spremere da sé un (o il) significato di tutto quanto l’essere fino all’attimo presente. C’era una nobiltà disperata e una bellezza tragica in questo sforzarsi di gruppi michelangioleschi dentro un mare di tenebra: ne fiutiamo le tracce, i segni... L’Insignificanza è però già vittoriosa da quando la dittatura totalitaria del Mercato ha occupato tutti i valichi, all’esterno e nelle coscienze, da quando la politica (che nel tempo storico era asservita a ideali di altre forme di distruttività) non ha più avuto in testa e in bocca altro che un pensiero unico di farnetico (sappiamo fin troppo che crescita- sviluppo- innovazione- ripresa- investimento-globalizzazione ne sono il torvo, avvilito refrain idiomatico) e in questo pensiero chiodato c’è il segno di un potere che ci strega senza svelarsi, un potere che ha da un pezzo instaurato un dominio assoluto in cui la storia muore asfissiata come un condannato nel Braccio di Huntsville. La Tecnica matura è questo potere: travestito da docile utilità ha potuto occupare tutto.
Cibele aveva i suoi leoni - la Tecnica ha i cani realissimi del mercato e dell’economia, di cui si compone il suo ineluttabile trono di letame.
Di là viene distribuito a tutti il menù fisso dell’Insignificante. Dopo una lunga vita spesa nella ricerca di un vero significato, anch’io mi ritrovo di fronte a questo muro - o mare.
Osservo i progressi della fascinazione che l’Occidente subisce da parte della Cina. Questo impero detto dagli sciocchi emergente (siamo ben oltre!) ha interpretato con sinistra intelligenza il segnale cosmico, e alla storia moribonda del resto del mondo si è affrettato a contrapporre la grande onnipotente pervasiva Muraglia dell’Insignificanza di tutto in tutto: guarda là e vedi il tuo domani, povera Europa dei luoghi comuni. La Cina farà di noi un altro sommerso, smisurato Tibet, in cui non abbiamo saputo leggere l’alfabeto di morte, di manette mentali, che v’iscrisse, nello stupro delle valli e dei monasteri, l’invasione maoista nel 1950. Un canarino in gabbia su cui è fisso l’occhio di un cobra siamo. Ma l’occhio del cobra Cina guarda già da al di là della storia il mondo: questo ne rende il magnetismo più terso, più spietato. Là non si trattano Affari, là si è attratti, ed è il gorgo.
La vecchia signora di Cracovia, Wislawa Szymborska, sussulto - ancora - del genio di un libero Occidente, nei suoi versi sull’Undici Settembre, alza un lembo sull’Insignificante in cui siamo, nello schema di un tragico avvertimento, entrati. Vede figure cadenti da un muro disumano incendiato, e da quei manichini atterriti scivolare via dalle tasche e dai grembiuli penne, caramelle, appunti, temperini. E quelle umane stelle cadenti non toccheranno - perché il grave poeta si rifiuta di scrivere questo troppo ordinario finale - il suolo. Immagine forte di ciò che già siamo: insignificanze che patiscono, che precipitano, ma che non hanno diritto a un termine nella loro caduta.

Guido Ceronetti
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postato da rivoltoso alle ore 14:40
sabato, 30 dicembre 2006

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postato da rivoltoso alle ore 14:30
martedì, 26 dicembre 2006

La frase di Natale di quest'anno

E' stata: "Ragazzi,con queste droghe state veramente esagerando".
E' stata proferita da me medesimo,il tono era ironico e finto-moralistico, ma in definitiva esortativo.
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postato da rivoltoso alle ore 14:23
martedì, 26 dicembre 2006

Manifesto della pornografia come antirecitazione e rivelazione occasionale dell' Umanità.

Il sig. Harold Hecuba, il cui lavoro alla rivista comporta recensire decine di film porno ogni mese, ha un interessante aneddoto su un ispettore della polizia di Los Angeles conosciuto quando gli hanno scassinato la macchina e rubato un'intera scatola di videocassette della Elegant Angel Inc. (una scatola su cui c'era in bella vista il nome e l'indirizzo dell'ufficio di H.H.), in seguito ritrovata dalla polizia.  Fu un ispettore a riportargliela, un gesto che H.H. ricorda di aver trovato insolitamente zelante e premuroso finchè non ha capito che in realtàè l'ispettore si era servito della scatola come pretesto per incontrare Hecuba, di cui a quanto pare conosceva l'opera critica, e per discutere i retroscena dell'industria del porno. Salta fuori che l'ispettore (60enne, felicemente sposato,nonno,timido,educato, palesemente un brav'uomo) era un patito dell'hardcore. I due sono andati a prendere un caffè insieme, e quando H.H. si è schiarito la gola e gli ha chiesto per quale motivo un brav'uomo come lui, tutto dal lato della legge e della virtù civile,fosse un patito del porno, l'ispettore gli ha confessato che ad attrarlo, nei film, erano "le facce",cioè le facce degli interpreti, quei rari momenti casuali di tenerezza o dell'orgasmo in cui le attrici lasciavano cadere il loro ghigno beffardo e artefatto, della serie "sbattimi-sono-una-ragazzaccia", e diventavano all'improvviso persone reali.
"Certe volte (e non sai mai quando,è proprio questo il punto), certe volte tutto a un tratto è come se si rivelassero -così ha detto l'ispettore-, come se rivelassero la loro, come si dice.....umanità".
Insomma, l'ispettore di polizia di Los Angeles trovava i film porno commoventi, e molto più di gran parte dei film tradizionali di Hollywood, nei quali gli attori -a volte di grande talento- fingono autentica umanità, cioè: "Nei film veri è tutto fatto apposta. Forse quello che mi piace dei porno è che succede per sbaglio".
La spiegazione dell'ispettore è affascinante, perchè aiuta a giustificare parte della profonda attrattiva dei film hardcore, film che in teoria dovrebbero essere "schietti" ed "espliciti" ma che in realtà sono tra le sequenze più schiette e mistificanti che ci siano in circolazione. Buona parte della qualità fredda, morta, meccanica* dei dilm per adulti è attribuibile, in realtà, alle facce degli attori. Sono facce che di solito appaiono annoiate o assenti o competenti, ma in realtà sono semplicemente nascoste, l'anima chiusa a chiave ben oltre gli occhi.
Senza dubbio nascondersi è il modo in cui un essere umano che sta dando via le parti in assoluto più private di sè pre4serva un senso di dignità e autonomia: negando la propria espressione (questo particolarissimo sguardo annoiato, duro, morto si può ritrovare nelle spogliarelliste, nelle prostitute e negli attori porno di ogni luogo e genere).
Ma è anche vero che, di quando in quando, in una scena hardcore capita che l'anima nascosta si mostri. é un pò il contrario della recitazione. Tutta la faccia dell'attore porno cambia mentre la coscienza del proprio corpo (nella maggior parte delle femmine) o l'inespressività convulsa (nella maggior parte dei maschi) cede il passo a un'autentica gioia erotica per quello che sta succedendo; i sospiri e i gemiti cambiano da automatici a espressivi. Succede solo una volta ogni tanto, ma l'ispettore ha ragione:l'effetto sullo spettatore è elettrico. E gli attori porno che lo fanno spesso -permettersi di sentire e godere di quello che sta succedendo, a prescindere dalle telecamere- diventano delle star immense, leggendarie. Ginger Lynn e Keisha, negli anno ottanta, ci riuscivano, e adesso talvolta anche Jill Kelly e Rocco Siffredi. Jenna Jameson e T.T. Boy non ci riescono. Rimangono solo corpi.

* N.B. Fra i vostri amici e intimi cui non piace il porno, la grande maggioranza riferisce che questo è dovuto non tanto a motivi morali o religiosi o politici, ma al fatto che lo trovano noioso, e molti di loro usano metafore robotiche/meccaniche/industriali per cercare di caratterizzare tale noia, per es.: "[Il sesso hardcore di solito è] soltanto un mucchio di organi che si muovono a stantuffo dentro altri organi, dentro e fuori, come guardare una trivella petrolifera fare su e giù dalla mattina alla sera.
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postato da Schatzycri alle ore 12:01
martedì, 26 dicembre 2006

Droga: ingoia 1, 2 kg di cocaina pura, arrestata fotomodella
Serviva per 20 mila dosi da spacciare, valore di 1, 2 milioni
(ANSA) - CATANIA, 26 DIC - Ha ingoiato oltre 1,2 kg di cocaina purissima che sul mercato avrebbe avuto un valore complessivo di oltre 1,2 milioni di euro. E' la tecnica per importare droga in Italia (per 20 mila dosi) utilizzata da una fotomodella di 24 anni, originaria di Santo Domingo che e' stata arrestata dalla GdF a Catania.La donna, nota per alcune campagne pubblicitarie industriali, e' stata bloccata al suo arrivo e condotta in ospedale dov'e' stata giudicata in buone condizioni.
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postato da rivoltoso alle ore 11:38
giovedì, 21 dicembre 2006

Stamane un nuovo gabbiano nel cielo


Come i gabbiani
dalle gigantesche ali
sorvolano
le cullanti
schiume marine,
come i gabbiani
avvertono,
nel loro cuore,
i segnali
dell’uragano
e della quiete,
come i gabbiani
amano librarsi,
all’occaso,
sopra
la lucente
e rifiorente natura,
come i gabbiani
ascoltano,
la sera,
l’armoniosa
e sonora musica
del mare
color blu,
come questi uccelli marini,
anche il mio cuore,
ama lottare, vincere
e sperare
pur
contro ogni speranza
 
PG Welby 01.12.06 1.40 pm
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postato da Schatzycri alle ore 11:21
giovedì, 21 dicembre 2006

Sincronizziamo i polsi...

http://www.globalorgasm.org/
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postato da Schatzycri alle ore 14:11
lunedì, 18 dicembre 2006

bello il wii...eh? occhio però che la gente non è mica abituata...

http://www.wiihaveaproblem.com
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postato da rivoltoso alle ore 16:58
domenica, 17 dicembre 2006

Grande Umberto!
«Io non mollo, è qualche imbecille che vuole farmi mollare, ma non mollo».
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postato da rivoltoso alle ore 22:29
sabato, 16 dicembre 2006

La vita è un dono, dicono. Ammesso e non concesso: la vita è un dono, sia. Ma di questo dono devo rendere conto in eterno o posso farne ciò che voglio? Lo dicessero, così smettiamo di chiamarlo ipocritamente dono e gli diamo il nome che merita: prestito.
Poi, domandiamoci: cos’è – com’è – una vita in prestito? E a quel punto, ammesso e non concesso (pure) che Dio esista, si tenesse il prestito, questo lurido usuraio.
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