
Norimberga Today
Mancano Hitler e Goebbels, Moggi e Giraudo. Il Galliani Mussolini lo appenderanno a Piazzale Loreto?
COSI' MUORE L'INCHIESTA SU CALCIOPOLI
Le cose dovevano andare così. Il Mondiale "liscio". Poi, a luglio, la luna nera. A giochi chiusi, Luciano Moggi, Pierluigi Pairetto e Paolo Bergamo devono essere arrestati...
(FAC SIMILE DA COMPILARE)
Raccomandata A.R.
:
(*) Al Parroco della parrocchia di:
……………………………………
……………………………………
data ………………………………
:
OGGETTO: istanza ai sensi dell'art. 7 del Decreto Legislativo n. 196/2003.
:
Io sottoscritto/a ……………………………………...........................………. nato/a a ………………...........................................….............…………… il ………….....……. e residente a …………………………………………………………… con la presente istanza, presentata ai sensi dell'art. 7, comma 3, del Decreto Legislativo n. 196/2003, mi rivolgo a Lei in quanto responsabile dei registri parrocchiali. Essendo stato sottoposto/a a battesimo nella Sua parrocchia, in una data a me non nota ma presumibilmente di poco successiva alla mia nascita, desidero che venga rettificato il dato in Suo possesso, tramite annotazione sul registro dei battezzati, riconoscendo la mia inequivocabile volontà di non essere più considerato/a aderente alla confessione religiosa denominata "Chiesa cattolica apostolica romana". Chiedo inoltre che dell'avvenuta annotazione mi sia data conferma per lettera, debitamente sottoscritta. Si segnala che, in caso di mancato o inidoneo riscontro alla presente istanza entro 15 (quindici) giorni, il/la sottoscritto/a si riserva, ai sensi dell'art. 145 del Decreto Legislativo n. 196/2003, di rivolgersi all'autorità giudiziaria o di presentare ricorso al Garante per la protezione dei dati personali. Ciò, in ottemperanza del Decreto Legislativo n. 196/2003 (che ha sostituito, a decorrere dall’1/1/2004, la previgente Legge n. 675/1996), in ossequio al pronunciamento del Garante per la protezione dei dati personali del 9/9/1999 e alla sentenza del Tribunale di Padova depositata il 29/5/2000. Si allega fotocopia del documento d'identità.
Distintamente.
:
Firma
………………………………..
:
Mittente:
………………………………..
………………………………..
………………………………..
(*) Nota: Nel caso non si ricordi della parrocchia del battesimo, la lettera va indirizzata al vescovo.
Cogne Rèvoltè
Marco Neirotti racconta su La Stampa che cosa dicono le 267 pagine della perizia psichiatrica della mamma di Samuele. Un testo davvero impressionante, anche per chi ha sempre evitato i Porta a porta sul caso.
Il segreto di Annamaria
La perizia per il delitto di Cogne: «Forse ha dimenticato»
TORINO. Brividi e malinconia e poi brividi ancora. E’ questo il mondo delle 267 pagine di perizia psichiatrica su Annamaria Franzoni. Una spedizione elegante e cauta, ma minuziosa e impietosa, in un deserto affollato, fra ogni carta, ogni parola, ogni sorriso o pianto della signora, in ogni voce che svetta nelle intercettazioni ambientali. Una spedizione dove gli esploratori della mente hanno a lungo riflettuto prima di sottoscrivere quell’affascinante formula psichiatrica che è lo «stato crepuscolare orientato» che in Aula vuole dire molto: «Evenienza di uno stato di infermità con valore di malattia e quindi con potenziale rilevanza agli effetti del vizio di mente».
E c’è un intero percorso di scienza e umanità, di legge e sguardo ampio quando i consulenti concludono: «E’ da ritenersi che lo stato di alterazione non fosse così profondo da determinare una completa esclusione delle capacità di intendere e volere. E’ verosimile, tuttavia, che fosse talmente grave da comportare una significativa diminuzione delle stesse ai sensi dell’art. 89 c.p.».
Stefano che urla
Annamaria sviscerata senza il suo assenso, ma con delicatezza. Addirittura tutto incomincia con una bibliografia, con i riferimenti di scuola. Poi l’incarico, la formalità e, finalmente, il viaggio. Verbali, deposizioni, annotazioni, tutto rivisto da più angolazioni. E’ questa la perizia in «assenza della periziata». E’ un racconto che mette pena quello di Stefano seduto sulla porta e continua a urlare il nome del figlio e piangere, «buttarsi a terra e urlare», lei che chiede di «farne un altro» e lui che non risponde. Questa non è un’indagine sulle responsabilità. E’ la narrazione di situazioni psicologiche o psichiatriche. Una rassegna continua: i momenti del ritrovamento del piccolo Samuele sono raccontati da tanti diversi punti di vista, da stati emotivi differenti, è una sorta di ricostruzione a tavolino di dati che possono eludersi fino a un certo punto, poi non più: «La donna non era certo sconvolta...». Relazioni dal carcere: «Il pianto che caratterizza l’intero colloquio non sempre corrisponde a un reale vissuto d’angoscia soprattutto nella assoluta mancanza di criticità rispetto al presente e alla detenzione».
Indagine storica
Quella di De Leo, Freilone, Galliani, Traverso è la perizia più improbabile in partenza e più solida in conclusione che si sia vista negli anni più recenti. Fanno gli investigatori senza dover decidere colpevolezze, fanno gli investigatori senza collaborazione dell’imputata. E’ possibile davvero? Bastano carte e riprese tv, bastano fuori onda e intercettazioni? Questa è la storia di un’indagine «storica» appunto ma priettata in avanti su una persona che c’è, è lì, non conosci, non vuole partecipare e tu devi raccontarla. Una perizia che è una lezione di lettura di documenti. C’è un approfondimento che, non fosse professionale, sembrerebbe - parlando di psichiatri - maniacale. «Percezione di un fatto grave di cui non conosce la natura»: tanto è meticoloso e delicatamente impietoso, tanto è investigativo della mente il percorso degli specialisti. «Mancanza dei riferimenti ai sentimenti provati in quel momento», «Costante riferimento alla felicità infranta», «Distacco emotivo dalla situazione».
Dati oggettivi
Come si fa a dire tutto questo? Ha senso leggere dati oggettivi senza interagire con chi di quei dati è protagonista? Loro sono sereni. E le 267 pagine sono, in effetti, sempre la spiegazione di se stesse, il perché si è arrivati a una riflessione, a un quesito, a una conclusione. C’è un’osservazione di ogni gesto, parola, contraddizione. Il pianto, per esempio. Dalla cartella clinica del carcere: «Piangendo con dispiacere forte, apparentemente», alle annotazioni su ogni singola manifestazione di tristezza. In queste pagine non c’è un passo, una riga di cinismo. C’è, invece, la caccia a ogni parola, gesto, smorfia per collegarle con tutto il resto. Impassibili, dedicano pagine a spiegare la loro cautela davanti a test, come il Rorschach o l’MMPI-2, che sono stati eseguiti da altri colleghi. Li leggono e ne tengono conto, anche se «non sembra possibile un preciso assessment globale per chi si trovi ad avere un materiale somministrato da terzi».
Mondo privato
Poi si arriva a ciò che fa infuriare il difensore Taormina: «Reperti multimediali riguardanti la signora Franzoni»: televisioni, interrogatori in aula, intercettazioni telefoniche e ambientali. E’ un capitolo, questo, che per i periti, per la loro ricerca, ha una rilevanza oggettiva enorme. Siamo al nodo, ai «segreti». Per noi, al di fuori, sarebbe morbosa curiosità, per loro è delicato distacco, pacata freddezza. Non possono domandarle cose che ha già ripetuto, stanno a visionare ogni parola o immagine. E’ soprattutto qui la svolta della perizia. A partire da pagina 126 si entra in un mondo privato di dialoghi, sfoghi, richieste d’aiuto che nessun giornalista ha il diritto di violare, almeno per quanto riguarda la madre che ha perso un figlio e che viene ritenuta colpevole. I periti rilevano il suo stato d’animo: «Non possono esserci accuse contro di lei, perché lei è una donna che soffre e tutti devono comprenderlo».
La «Bimba»
E’ la «Bimba» delle intercettazioni, la «Bimba» di ogni dialogo, la «Bimba» che, leggendo quelle pagine un poco è coccolata e un poco è un gioiellino cui si impedisce di crescere. Non a caso si parla di «egocentrismo narcisistico di stampo infantile». Pagine e pagine ancora di dialoghi carpiti dalle microspie. Servivano alle indagini, adesso sono servite agli specialisti per leggerci dentro pieghe della personalità. Di lei e di tutti quelli che le stavano intorno. I medici hanno rigirato ogni aspetto della vicenda, ogni attimo, guardandolo da ogni prospettiva, appaiando anche le deposizioni successive di chi è intervenuto sul posto, di chi ha aiutato, comparando le intercettazioni. Sono drammatici certi passaggi: Stefano Lorenzi le domanda «che cosa ti succede?». Lei risponde «di essere stata male» e poi piange. Nella perizia questo non significa nulla se non un sondino per viaggiare nelle emozioni. Lavorare su documenti non è come guardare negli occhi una persona. Ma quanto raccontano le carte, le voci, i volti in tv. E il cammino dei periti è lento: «Incapacità o grave difficoltà della signora a tollerare le sensazioni e i sentimenti spiacevoli, a fronte dei quali mette in atto meccanismi di difesa drastici di presa di distanza emotiva». Ed è triste per chi lo scrive il monitoraggio di una sofferenza sua e «mai a quella che può aver provato il bambino».
Rigore e umanità
C’è il rigore professionale, ma c’è l’accortezza dell’umanità in queste pagine. Ieri qualcuno ha anticipato una frase estrapolata, ma la «diagnosi» qui si legge come il porto più probabile di chi ha navigato tra scogli di parole e spezzoni di immagine per arrivarci: «All’epoca dei fatti versava in una condizione patologica definibile in termini di sindrome ansiosa in soggetto di personalità connotato da prevalenti componenti di tipo isterico».
I quattro medici ribadiscono che non competono loro giudizi di innocenza o colpevolezza. Anzi, nelle ultime pagine, entrano nel dettaglio del rapporto di Annamaria con se stessa e con la famiglia, con se stessa e con Samuele, scavano nei «due diversi livelli di coscienza». E chiudono un itinerario che la gente si domanda come sia possibile senza che lei si sia fatta vedere. Le 267 pagine raccontano proprio come è possibile una lente di ingrandimento che incrocia ogni nostra parola con ogni nostro gesto. Finendo in quello «stato crepuscolare» che dei manuali fa malinconia.
Gestapo psicologica?